sabato 6 giugno 2009

Io,velista per caso


Rieccomi! Qualche giorno fa ho mollato il libro di istologia e me ne sono andata al mare a raccogliere le energie con la mia dolce metà. Anche se non sono un'amante della spiaggia attrezzata e preferisco la natura selvaggia, asciugamano sulla sabbia e ombrellone puntellato con i sassi, piuttosto che una fila interminabile di lettini e sdraio tutte uguali, anche la Versilia ha i suoi pregi. Infatti oggi ci siamo fatti un bella veleggiata col catamarano del bagnino e il primo bagno dell'anno...sperando che porti bene!
Tutto questo per dire che il post di oggi tratta un argomento molto insolito...la vela!


Devo dire che prima di conoscere il barcarolo in questione (patentato ma senza barca, fra l'altro...per ora viaggia a scrocco!)  ero molto scettica: pensavo che "ho la passione per la vela" fosse sinonimo di "sono un figlio di papà con la puzza sotto il naso che fa il bagno nell'oro", e invece mi sono dovuta ricredere, soprattutto constatando che la maggior parte dei velisti che conosco sono tutti "comunissimi  mortali",persone semplicissime, soltanto con una smisurata passione per il mare, e che magari preferiscono uno spaghettino aglio e olio in mezzo al mare ad una vacanza costosa o una dormita sotto le stelle in pozzetto ad un macchinone ultimo modello. C'è chi ha la casa al mare, chi ha il camper...e c'è chi ha la barca...e non serve certo avere uno yacht con l'equipaggio (ecco, quelli sì, mi stanno decisamente sulle scatole!). 
Non posso dire di essere diventata un'appassionata, tantomeno ci capisco troppo, ma ho scoperto fare una vacanza in barca a vela è una bellissima esperienza: permette un pieno contatto con la natura, insegna che dev'essere rispettata, permette di esplorare luoghi e spiagge che "via terra" non sono facili da raggiungere, abitua al rispetto e alla collaborazione,a vivere a stretto contatto anche con persone sconosciute e ad adattarsi alle situazioni meno confortevoli...e, aspetto da non sottovalutare, non è così costosa come si crederebbe!
Ci sono molti circoli velici e anche "velisti solitari"  che in estate mettono a disposizione la loro barca e le loro competenze per i charter, ovvero per portare la gente in vacanza con noleggio barca + skipper .  Non è necessario avere la patente nautica o essere degli esperti per intraprendere quest'avventura...di solito, i velisti che ci hanno ospitato hanno fatto salti di gioia quando ho affermato di saper lavare i piatti! :D 
Ho sempre amato il mare, ma in barca a vela l'ho riscoperto da una prospettiva tutta nuova: è stupendo dar fondo all'ancora e tuffarsi nell'acqua limpida, lontano da qualsiasi rumore tranne le onde che battono sullo scafo,magari raggiungere la spiaggia a nuoto; oppure saltare su all'improvviso urlando "i delfini, i delfini!" appena si vede una pinna nera uscire dall'acqua; pranzare col pesce appena pescato e chiacchierare tutti insieme in pozzetto; arrivare in un porto la sera e vederlo illuminato...Il 30 e lode va al "bagno alla traina", cioè legare una fune (o meglio, una "cima") alla barca, e prendere l'altro capo tuffandosi in acqua e facendosi trainare...una specie di sci d'acqua senza sci...bellissimo, sembra di tornare nel liquido amniotico, per dirla con la Fauss! 
Sicuramente ci sono anche aspetti che possono creare non pochi problemi: spesso ci si trova a condividere uno spazio abbastanza ristretto con persone che non conosciamo e con abitudini diverse dalle nostre, e allora serve un bel po' di spirito di adattamento: bisogna cercare di essere tolleranti e dimenticare per qualche giorno le manie di precisione (nel 99% dei casi su una barca a vela c'è mooolto disordine!) e le comodità di casa (l'acqua dolce non è illimitata, ed è spesso fredda...scordarsi le ore sotto la doccia!). Più problematico è quando ci si mettono le condizioni meteo: il mal di mare non è la cosa più piacevole del mondo, e svegliarsi sotto i fulmini per controllare che l'ancora tenga, nemmeno ( io continuavo tranquillamente a dormire mente fuori si scatenava l'inferno e gli altri facevano i lupi di mare!) ...ma basta ascoltare attentamente la radio ed evitare di uscire in mare se il tempo non promette bene,magari fare un giretto a terra o dare una pulita,(ce n'è sempre bisogno!)...soprattutto per casi come questi è indispensabile che a bordo ci siano delgi esperti!
Ecco, adesso mi è venuta una voglia paurosa di vacanze... mamma mia, meglio non pensarci! 
Vi lascio con un "piccolo dizionario velico", ovvero i rudimenti fondamentali che ho imparato almeno per poter dare una mano al captain quando facciamo un giretto in deriva ("barchina" da spiaggia...tipo "patino a vela") a Lido!

Piccolo dizionario velico

Termini marinareschi

Albero: palo verticale impiegato per il sostegno delle vele
Arare : Insufficiente tenuta di un'ancora nel fondo; l'ancora che striscia sul fondo si dice che "ara".
Babordo :Termine di origine francese che indica il lato sinistro della nave.
Barra : Asta montata sulla parte superiore dell'asse del timone per poterlo manovrare manualmente 
Boma: parte dell'attrezzatura velica, costituita da una trave in alluminio, legno o fibra di carbonio che sostiene la base della randa.
Cazzare: è il termine marinaresco che significa tesare una vela agendo sulla rispettiva scotta
Cima: è il termine marinaresco per indicare genericamente una corda 
Corpo morto : Oggetto di appropriato peso poggiato sul fondo per ormeggiarvi una boa, un piccolo natante o altro.
Dare fondo:  lasciar cadere l'ancora in mare (magari dopo averci fissato una catena, possibilmente).
Drizza: cima (cavo) in fibra naturale, sintetica o metallica, utilizzato per issare (far salire) una vela
Fiocco: vela triangolare issata tra l'albero più a prua di un'imbarcazione e l'estremità della prua
Orzare:Stringere il vento, ossia avvicinare la prua alla direzione del vento.
Lascare: allentare una scotta o un cavo in trazione 
Opera morta: Parte dello scafo che resta emersa dal mare.
Opera viva :Parte dello scafo di una nave sotto il piano di galleggiamento: è detta anche "carena".
Paterazzo: Cavo che collega la testa dell'albero alla poppa di un'imbarcazione a vela.
Poggiare:il contrario di orzare, cioè allontanare le prua dalla direzione del vento. 
Poppa: la parte posteriore di un'imbarcazione. 
Pozzetto: parte esterna della poppa da cui si timona e dove di solito si sta quando si naviga.
Prua: l'insieme di strutture della parte anteriore dello scafo di un'imbarcazione. È la parte opposta alla poppa.
Quadrato: locale centrale situato sottocoperta (dove di solito si mangia)
Randa:  la vela principale armata sull'albero di un'imbarcazione a vela
Sàrtie: i cavi metallici utilizzati per sorreggere l'albero lateralmente
Scotta: una cima, ovvero una corda, che consente di bordare (orientare) una vela
Strallo: un cavo, oggi generalmente realizzato in metallo, che sostiene l'albero di una barca o di una nave dalla parte anteriore
Strambata(o virata di poppa):cambio di mure (vedi sotto) passando con la poppa nel letto del vento
Virata:cambio di mure (vedi sotto) passando con la prua nel letto del vento

Andature a vela

Andature strette o bordeggio o andature ardenti, le andature di bolina in cui l'imbarcazione risale il vento.
Andature portanti, le andature di poppa e lasco in cui l'imbarcazione viene spinta dal vento


Le Mure

Mura a dritta: quando il vento soffia sul lato destro e le vele si trovano quindi a sinistra dell'asse longitudinale della barca

Mura a sinistra: quando il vento soffia sul lato sinistro e le vele si trovano quindi a destra dell'asse longitudinale della barca




Dimenticavo: siccome siamo sempre alla ricerca di compagni di viaggio, se c'è qualche blogghista interessato per qualche future veleggiata me lo faccia sapere!

sabato 9 maggio 2009

Assignment 8- Confronto e collaborazione


Come ci ha ben redarguito il prof, il corso non è finito...però dopo aver fatto il test di valutazione , un commento un po' più ampio ci sta.
Devo dire che di post in post (mio e degli altri) sono rimasta sempre più stupita. 
Infatti per molti di noi l'esperimento del blog è cominciato un po' per caso: fra le motivazioni che mi hanno spinta ad aprirlo c'è per prima la curiosità per questa esperienza del tutto originale e molto simpatica, e poi, sicuramente, anche il tentativo di incastrare in modo più indolore possibile il corso di informatica fra i tomi di anatomia e istologia. Poi invece, mi sono resa conto che non era solo un'esperienza divertente, ma un po' rivoluzionaria. 

L'aspetto geniale di questo corso è proprio questo: ci è stata mostrata "un'altra univeristà", comunque un modo diverso di insegnare e apprendere. Ci è stato dimostrato che non esiste solo l'università in cui l'insegnante è quello che spiega e fa le domande all'esame (col classico coltello dalla parte del manico), che la gerarchia non è per forza produttiva, ma che serve un rapporto di collaborazione e di confronto fra pari, non solo fra prof e studente, ma anche fra gli studenti stessi.
 Non è comune trovare un'insegnante che esprime il suo pensiero e che è così pronto discuterne con te, e se non lo condividi, ad ascoltare le tue motivazioni: non sono sempre stata d'accordo con molte affermazioni (sono ancora un po' resistente!), ma la cosa in sé è una grande novità.   
Poi, nella scuola ho visto spesso prevalere un meccanismo di competizione, in cui tutti sono compagni di classe, ma ognuno prosegue per la sua strada verso il suo personale obiettivo, e tutto lo spinge  a voler superare il suo vicino, a voler far meglio di lui. Questa frenesia e ansia di buoni risultati, di impegnarsi e vedere i frutti del proprio impegno, è sì stimolante, ma non dovrebbe essere il motore che spinge tutto, perché mi rendo conto che preoccupandosi troppo per il risultato finale si perde di vista il cammino e lo scopo, e cioè imparare appassionandosi a ciò che si studia. 
Questo corso invece, è stato come una grande "tavola rotonda" : non c'è un capotavola, e quindi siamo tutti allo stesso pari, e tutti siamo disposti ad esprimere le proprie idee e a confrontarle con quelle altrui, attingendo da ciò che troviamo di buono e riflettendo su quello che non condividiamo (con il dogma cetrale del rispetto, ovviamente).
 Non c'è stato stress in questo corso, né "ansia da prestazione", nessun ritardatario.
Secondo me  è stato un modo diverso e divertente per farci interessare all'informatica, alla rete,  e riflettere sulle innovazioni in modo costruttivo...sinceramente,quanti avrebbero pensato "ma con tutto quello che ho da studiare ci mancava solo informatica!"  se fosse stato un corso convenzionale con tante nozioni da imparare e un ennesimo esame? 
Certo, nella blogoclasse non siamo mica esonerati dall'ipegnarsi, anzi, ma ponendola in questi termini è stato valorizzato soprattutto l'aspetto di cui parlavo sopra, cioè l'appassionarsi, essere incuriositi dalla materia, e soprattutto farlo collaborando...al di là delle nuove conoscenze che ho ottenuto, è l'aspetto che ho più apprezzato.   

mercoledì 22 aprile 2009

Orchidando...


Mi sono accorta di non aver ancora fatto quel famoso post che progettavo...le protagoniste  sono 
le orchidee.
Trovo questi fiori davvero bellissimi e ultimamente mi sto documentando sulla loro cura e ne ho anche comprate qualcuna. Purtroppo non mi sono scelta una signora pianta facile da curare: infatti ho scoperto che ne esistono davvero di tanti tipi e di provenienza diversa, ergo, diverse modalità di coltivazione. Per adesso il mio "giardinetto", composto da due cambria, tre cymbidium, duedendrobium e un numero imprecisato di phalaenopsis, in piedi da febbraio, resiste, e a parte una brutta sorpresa di qualche giorno fa, le mie piantine sono in buona salute, alcune addirittura mummificate, in fiore da quando le ho acquistate. Per avere risultati ottimi servirebbero attrezzature da professionisti, innanzitutto una serra e poi igrometri,vaporizzatori, illuminazione artificiale...troppo difficile, decisamente. Ma sapendo scegliere esemplari meno schizzinosi (anche le phalaenopsis dell'Ikea!) e seguendo i consigli degli esperti si dovrebbe avere qualche piccola soddisfazione...almeno spero!   

E adesso ecco qualche informazione su questi bellissimi fiori. Da principiante, mi affido a questi siti, che consiglio a chiunque volesse improvvisarsi orchidofilo come ho fatto io.



Generalità:

Le orchidee sono una vasta famiglia che comprende circa 30.000 specie diverse (molte ancora da scoprire) e si possono trovare praticamente in ogni luogo del mondo. Certo l’habitat caratteristico è la foresta tropicale, calda e umida, ciò non toglie che si può trovare qualche specie sia nella tundra artica che nelle regioni mediterranee o sui monti dell’Himalaya. 
realtà la maggior parte di queste piante, hanno una particolarità: non vivono sul suolo, ma, pur non essendo parassite, nascono, vivono e fioriscono aggrappandosi con le loro robuste radici ai rami dei maestosi alberi della foresta (in compagnia comunque di tante altre piante come bromeliacee, felci, muschi ecc), spesso sui rami più alti,riuscendo in questo modo a raggiungere la luce del sole che ai tropici è molto più intensa rispetto alle nostre latitudini (1° fattore: luce in abbondanza).
Inoltre, anche se piove tutti i giorni, non rimangono mai molto tempo con le radici bagnate proprio perché sono all'aria aperta e si asciugano in poche ore (2° fattore: poche annaffiature, ma molta umidità atmosferica), e  le sostanze nutritive che gli occorrono sono solamente quelle che "piovono dall’alto" (guano, detriti vegetali) e che si fermano nelle fessure della corteccia dei rami dove vivono (3° fattore: pochi fertilizzanti). Inoltre molte di queste vivono in foreste montane ad altitudini di anche 1000-2000 m, che sono sì umide, ma non molto calde, con temperature che vanno da pochi gradi sopra lo zero fino ad una ventina di gradi (4° fattore: temperature non eccessive).


Alcune delle principali specie (solo due, quelle che sono riuscita abbastanza a domare!):


Phalaenopsis:
                                                
        

Origine: Pianta per lo più epifita, ma alcune sono anche litofite, appartenenti al genere delle vandacee presente dall'Asia orientale all'India, alle filippine e sud dell'Australia. 
Descrizione:Pianta monopodiale che presenta grandi foglie succulente e carnose. Il suo nome derifa dalla forma dei suoi fiori, simile a quella di una farfalla.
Illuminazione e temperatura:E' una pianta che esige temperature calde, molta luce ma mai diretta (ad esempio filtrata da una tenda) e richiede un'altissima umidità atmosferica, non inferiore ai 70% diurni in ogni stagione. 
Fioritura:I fiori spesso durano a lungo, ma i nemici sono in agguato sotto forma di correnti d'aria fredda, o eccessiva secchezza dell'aria. Gli ibridi che più spesso troviamo esposti in supermercati, fiorai e garden center, si presentano ad essere facilmente coltivabili e se coltivati in modo idoneo possono fiorire per la maggior parte dell'anno. 
Irrigazione e umidità:Va posta attenzione alle irrigature che possono essere effettuate per immersione oppure per innaffiatura normale, facendo molta attenzione a che l'acqua non ristagni mai al centro della rosetta fogliare, pena l'avvio di marciume del colletto, spesso, se trascurato, fatale. La pianta presenta radici aeree, rivestite da uno strato protettivo agli urti, ma più spesso alla disidratazione, detto velamen; queste radici non devono essere tagliate, casomai, al momento del reinvaso guidate all'interno della nuova sistemazione, ma la loro presenza è comunque indice di benessere, se il loro colore è bianco opalescente con punta verde e di consistenza gonfia e tonica. Il colore tendente al giallo e una grinzatura della stessa radice può voler significare scarsa umidità ambientale.Il fenomeno si presenta più spesso sulla superficie del vaso, dove le radici a contatto con l'aria e impossibilitate a cercare umidità, tendono a diseccare. In casa, il modo più pratico di creare loro aria intorno carica d'acqua è porre i vasi su sottovasi riempiti di argilla espansa tenuta bagnata, facendo attenzione a che le radici non siano immerse nel liquido per scongiurare il marciume che ne può derivare. Utili sono le vaporizzazioni nel sottofoglia, a seconda della stagione e della secchezza dell'aria, ponendo sempre l'attenzione al centro delle foglie. 
Substrato:Queste piante gradiscono avere il substrato in cui le si coltiva, composto da una miscela di bark (corteccia di pino) di media pezzatura, paline di argilla espansa o agriperlite, sempre piuttosto umido, ma non fradicio. Con un po' di pratica si può rilevare la necessità di irrigatura, quando i vasi, sostenuti in una mano, risultano leggeri. 
Rinvasi:I rinvasi sono possibili tutto l'anno, tralasciando il momento in cui la pianta è in fiore, in genere si effettua a pianta sana, ogni due anni, rinvasando in contenitori poco più grandi del precedente. Al momento del rinvaso si elimina quanta più composta possibile, ormai degradata, si eliminano le radici nere o marce aiutandosi con una lama precedentemente ben sterilizzata, passandovi sopra alcool oppure passando questa per qualche secondo su fiamma. Anche i nuovi vasi devono essere sterilizzati lavandoli in acqua e varichina e poi molto ben sciacquati. Si tiene preventivamente a bagno la miscela di rinvaso per una decina di minuti, si riempie il nuovo contenitore, alla base di uno strato di argilla espansa e bark che garantirà il drenaggio e il defluvio veloce dell'acqua; si sistema la pianta e si riempie intorno alle radici di composta nuova. Effettuato il rinvaso, non si irriga da 10 a 20 giorni a seconda della stagione. L'acqua di irrigazione dovrebbe essere dolce, senza eccessi di calcare, se non si dispone di quest'acqua, si può utilizzare acqua minerale o meglio da osmosi inversa, non utilizzare l'acqua demineralizzata per la sua povertà in sali. 
Fertilizzazione:le fertilizzazioni dovrebbero essere effettuate ogni 15 giorni circa, con un bilanciato in NPK pari a 20-20-20. 
Sfioritura:Gli steli florali che sfioriscono possono non essere tagliati, poiché molte phaleonopsis rifioriscono sullo stesso stelo o più raramente producono keiki, piccoli figlioletti, che quando sono abbastanza cresciuti e supportano sufficienti radici possono essere staccati e invasati singolarmente. 




Cymbidium:                                                                  


Origine:India settentrionale, Cina, Giappone, Malesia. 
Descrizione:Pianta epifita che crescono in quota, con luce e calore elevati durante il giorno e temperature fredde di notte, vicine allo 0°. 
Coltivazione:Fiorisce in inverno e gli steli floreali compaiono all'inizio dell'estate. Piante a foglia persistente alte circa 60 cm, possono raggiungere i 90 durante la fioritura. 
Gli pseudobulbi sono molto duri e da essi dipartono foglie piuttosto lunghe. 
La fioritura dura circa 10 settimane. Le dimensioni dei petali e dei sepali sono identiche, la colorazione variabile (escludendo il blu); i fiori sono piuttosto piccoli (5-10 cm di larghezza) e crescono abbondanti (da 6 a 12) su uno stelo che parte dal pseudobulbo; possono esserci fino a 6 steli in un unica fioritura. 
Esistono moltissimi ibridi di questo genere. 
Temperatura: da 10° a 15° C di giorno e 5° di notte. Son orchidee che tollerano forti escursioni termiche. Si possono coltivare sempre all'aperto tutto l'anno, dando molto sole, e riparando solo in Luglio e Agosto e riprendendo l'insolazione piena in seguito. 
Riparare poi le piante sotto tettoia, in modo che la pioggia non infradici i vasi, che sono rialzati, anche per permettere nell'eventualità di gelate o neve, di avvolgerli in carta di giornale e tessuto non tessuto, per tenerli all'asciutto.
Annaffiature:Se la pianta si trova al'esterno, regolare bene le annaffiature, controllando che il substrato sia sempre un po' umido. 
Substrato e rinvaso: Rinvasare possibilmente in primavera, con substrati ben drenati e areati, friabili, in modo tale da permettere alle radici la crescita profonda fino alla base del vaso. Come già detto il substrato deve rimanere sempre un po' umido, mai fradicio. 
Composta di corteccia di pino a pezzatura grossa e media, argilla espansa, agriperlite, carbonella. 



Le altre...quelle che non ho nel mio giardinetto...o che ho ma sono un po' delle incognite:


  
Dendrobium



















Cambria







                                                                  
Vanda



     


















Paphiopedilum

venerdì 17 aprile 2009

Assignment 6 - Le mie idee sul Copyright


In questo post credo che seguirò un po' le orme di Antonio, che ha associato il tema del copyright alla Siae: per chiarire, cito wikipedia  

"La Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) è un ente pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione e all'esercizio dei diritti d'autore (copyright).

In particolare la SIAE, come prescritto nella legge n. 633/1941 (art.180-183), agisce come ente intermediario tra il pubblico e le industrie culturali, occupandosi di:

  1. concedere licenze  e autorizzazioni per lo sfruttamento economico di opere, per conto e nell'interesse degli aventi diritto
  2. percepire i proventi derivanti dalle licenze/autorizzazioni 
    ripartire i proventi tra gli aventi diritto.
  3. Oltre a ciò può esercitare altri compiti connessi con la protezione delle opere dell'ingegno e può assumere, per conto dello stato, di enti pubblici o privati, servizio di accertamento e di percezione di tasse,contributi,diritti."

Come abbiamo detto spesso in classe,ciò che spaventa molto di internet è proprio la sua grande utilità,cioè che permette a chiunque di usufruire gratuitamente e liberamente di qualsiasi tipo di documento disponibile, in seguito alla condivisione di questo da parte di altri nodi della rete come lui. Il cambiamento a cui la società non era preparata è che in questo modo si scardina completamente quanto scritto sopra, e cioè che il world wide web può diventare anche world wild web: non esistendo gerarchie e sistemi di controllo, proprio perché la rete è qualcosa che cresce da sé esponenzialmente, viene meno quel meccanismo di tutela e retribuzione del lavoro altrui.

La mente corre subito alla spinosa questione della pirateria online. Per fare un esempio semplice, non so al giorno d'oggi quanti si sognerebbero di entrare in un negozio di dischi e comprare un cd, spendendo 20 e passa euro magari per restare deluso...io lo faccio perché non sono normale e delle mie "dee" voglio i cd originali, ma credo che il 99% delle persone della mia età prenda l'ipod e si affidi a qualche famosissimo sistema open source per il download selvaggio, oppure a strumenti come I-tunes per quello legale.

Mi direte che questo è un inno all'illegalità, che in questo modo non c'è alcuna possibilità o quasi di tutelare chi compone, scrive e produce musica, e avete ragione. Sono perfettamente d'accordo con chi dice che serve una legislazione adeguata per far fronte a tutto ciò, che non reprima ma regolarizzi. D'altronde è innegabile che la stessa economia non fa che favorire, su altri fronti, la legge della giungla. Basta pensare, forse in modo un po'semplicistico, al boom dei lettori mp3 e al conseguente aumento dei profitti per molte grandi multinazionali.

Se vogliamo sorvolare sul fatto che il materiale pirata è completamente gratis, e per questo "cattivo", perché lede i diritti d'autore, mi soffermerei su un dato culturale che anche molti cantanti hanno sottolineato come il grandissimo vantaggio dei sistemi open source per scaricare musica: l'enorme facilità di reperire materiale recente o meno, porta ad uno schiaffo contro le mode, l'omologazione, e permette la formazione di una cultura musicale vasta, personale, lontana solo e soltanto dalle ragioni di mercato. In questo modo il talento e la qualità hanno una schiacciante vittoria, e nelle cuffie dei giovani risuonano ancora i Beatles, i Queen, De André e tanti altri artisti sconosciuti che le tv e le radio non propongono, ma non per questo privi di talento. Non dimentichiamolo: la musica non è solo show-business...è soprattutto arte!

Siamo sicuri che senza la rete un adolescente che entra in un negozio sceglierebbe proprio un vecchio vinile dei Pink Floyd invece che un cd di musica truzza? Magari sarebbe addirittura additato come uno sfigato! Secondo me questa possibilità lo porta a riflettere e a dire "ma perché io devo per forza ascoltare quello che mi propone Mtv?" e si incuriosisce, ascolta, giudica, riflette con la propria testa. Sembrerà stupido, sono ben altre le ose su cui si dovrebbe ragionare col proprio cervello...ma se uno comincia a capire che non sempre "moda=bello",sviluppa senso critico e diventa una persona unica. 

 è vero, spesso la rete porta al prevalere del cattivo contro il buono, del mediocre contro la qualità...non in questo caso. 

giovedì 16 aprile 2009

Sììì, viaggiare!


Esiste qualcosa di più bello che viaggiare? Come mi dice quacuno, sono una "girandolona", un'esploratrice. Mentre sfoglio riviste su riviste e spulcio ogni sito internet al riguardo (consiglio
turisti per caso) ,aspetto con trepidazione di "diventare grande" e poter partire per qualche paese lontanissimo e immergermi nella sua cultura...intanto girello per l'Italia e,qualche volta, per l'Europa. 
In questo post trovate il mio diario di viaggio del bellissimo weekend passato ad Amsterdam a marzo...spero sia utile nel caso qualcuno mediti la fuga dopo l'esame di anatomia, o se semplicemente volete saperne di più su questa splendida città! Credo di essere l’unica che ci è andata e non ha folleggiato…dai, sono stata coerente, ditemi, vi sembro una da folleggiamenti, io? Purtroppo non molto.  


Giorno 1: Amsterdam, in giro per i canali 

Driiiiiiinn!! Si partee! Famiglia al completo più Gabri…e il povero Ciccio ci guarda sconsolato all’idea di restare solo tre giorni nelle mani della nonna. All’aeroporto di Firenze troviamo un po’ di vento e il classico ritardo italiano…parentesi: gli aeroporti mi piacciono troppo!! A parte il nostro che è una caccolina in confronto a quelli “seri”, ma non mi ricordo in quale film dicono che l’aeroporto è uno dei posti dove la gente dà il meglio di sé…ed è vero: vedi gente da tutto il mondo, ognuno in partenza per il loro personale viaggio,con una propria storia,qualcuno che lo aspetta a casa…è affascinante!

Comunque: partenza con volo Meridiana, ore 7.30 circa…non è stato uno dei migliori decolli…credo di aver stritolato la mano di Gabri mentre l’aereo sballottava fra le correnti…peggio del blu tornado! Per fortuna dopo un po’ tutto si calma e allora comincia la trepidante attesa dell’arrivo mentre voliamo sopra laghi imprecisati, le alpi, la Ccermania…finalmente cominciamo a vedere canali e canali, e anche qualche mulino…stiamo finalmente sorvolando l’Olanda! Purtroppo niente campi di tulipani sterminati come speravo, è ancora un po’ presto. Schipol è immenso! Arriviamo ad Amsterdam in treno(puntualissimo, addirittura in anticipo…proprio come Trenitalia!): resto subito affascinata dalla varietà di persone che passeggiano per la strada, dalla quantità di biciclette che hanno addirittura un loro semaforo ed una pista ciclabile enorme. Lasciamo le valigie in hotel (non molto caratteristico ma pulitissimo e con una bella colazione) finalmente ci avviamo alla scoperta di Amsterdam…qui comincia la parte bella! Vi metto anche la mappa, così se vi va potete seguire il mio percorso (click per ingrandirla). 

 mappa_amsterdam2m

Passiamo per piazza Dam,dove si trova il palazzo reale, e poi, dopo qualche centinaio di metri, ci immergiamo nel labirinto di canali e ponticelli (ad Amsterdam ci sono 165 canali e 1281 ponti!), a partire dall’Herengracht:cominciamo ad abituarci ai ciclisti che ci sfrecciano accanto su bici sgangherate scampanellando e tirando qualche bestemmione olandese se non ci spostiamo e intanto seguendo la guide della Lonely Planet, ci fermiamo ad osservare le abitazioni più famose, quelle che nel ‘700 erano case di mercanti e magazzini di spezie. Le case hanno tutte una struttura simile: sono sopraelevate di qualche gradino, hanno tutte più piani e un abbaino, sono altissime e strettissime. Pare che questo particolare sia dovuto ad un problema di tasse: infatti, a quei tempi, più la base della casa era piccola, meno tasse pagavi. Un’altra cosa buffa è che in alto,in cima all’abbaino, c’è un grosso gancio che veniva utilizzato per portare ai piani alti mobili e altri oggetti pesanti facendoli passare dalle finestre. Infatti, dentro le stanze sono piccole e le scale strette e ripidissime.

Ci fermiamo in Rembrandt Plane per mangiare un panino e bere una Heiniken. In questa piazza ci sono tantissimi locali, pub, ristoranti, ed è uno dei punti classici dello “struscio” del sabato sera. 

Dopo pranzo ci spostiamo sull’Amstel, il canale dove abbiamo visto le houseboat, delle chiatte attraccate alla banchina dove vivono famiglie come in una vera e propria casa, con il numero civico, il posto per la bicicletta, i vasi di fiori stile balcone, il filo per stendere i panni e perfino lo zerbino davanti con su scritto “benvenuti”…bizzarro ma molto affascinante. A Waterlooplein troviamo anche un mercato di….ogni cosa: oggetti d’antiquariato, lecca lecca alla marijuana,ogni genere di aggeggio per fumare, poster di Bob Marley….è un problema riportare un souvenir da Amsterdam perché il 90% sono a sfondo sessuale o a sfondo “maria”,…

Finalmente arriviamo sul canale Singel, dove si trova il famosissimo Bloemenmarkt (mercato dei fiori) tappa obbligatoria: lungo questo canale si trovano negozi “galleggianti” dove si vende ogni tipo di bulbi, fiori e piante: giacinti, narcisi, bonsai, orchidee, girasoli…ma i tulipani dominano, di tutti i colori! Davvero bellissimo, infatti ci ripromettiamo di tornare a fare incetta di bulbi da portare a casa.

Ci dirigiamo nella zona di Spui,una piazza dove spesso trovano spazio mercati d’ogni genere: non si direbbe che, dietro ad un pesante portone di legno, si trovi uno dei luoghi più suggestivi di Amsterdam, cioè Begijnhof : si tratta di un bellissimo cortile pieno di fiori, circondato dalle case che un tempo erano alloggio delle beghine, donne che abbracciavano la vita monastica senza aver pronunciato i voti. Oggi vi si trovano una chiesa calvinista e una anglicana. 

Come ultima tappa percorriamo il Prinsengracht,, dove io e Gabri entriamo a visitare la Anne Frank Huis, la casa dove lei, la sua famiglia e altre quattro persone hanno vissuto nascondendosi dalle persecuzioni naziste fino al loro arresto in seguito ad una denuncia anonima, dal 6 luglio 1942 al 4 agosto 1944. Il rifugio segreto fu ricavato dei piani superiori dell’edificio in cui si trovava la ditta del padre, ed era invisibile dall’esterno e comunicante con il resto del palazzo attraverso un passaggio segreto ricavato da una libreria. La visita è stata davvero commovente: dal ritorno di Otto Frank da Aushwitz la casa è diventata un museo, ed è rimasta spoglia come dopo la retata della gestapo: si possono ancora vedere particolari come il forno, le foto attaccate alle pareti nella camera di Anne, ma per il resto le pareti sono bianche con  su riportati passi tratti dal Diario, o schermi con interviste al padre di Anne o a coloro che aiutarono il gruppo di persone a nascondersi. é impressionante pensare che in uno spazio così piccolo vivessero otto persone, costrette ad una vita assurda, con la paura costante di essere scoperti, perfettamente consapevoli di quello che stava accadendo alla comunità ebraica all’esterno e di ciò a cui sarebbero andati incontro se questo fosse successo. Credo che una visita a questa casa-museo sia d’obbligo per chiunque visiti Amsterdam.   

I piedi cominciano a fumare…cavolo,quanto abbiamo camminato!! Ci incamminiamo verso l’hotel, dall’altra parte della città, vicino alla Oude Kerk (chiesa vecchia) e a due passi dal quartiere a luci rosse, ma in una zona veramente tranquilla e vicinissimo alla stazione. La stanza mia e di Gabri è semplice e pulita, con una bella vista sulla chiesa e sulla strada sul retro, piena di vita e di coffeeshop; quella dei veci molto più “pomposa” ma superlusso…che culo! Urge una doccia adesso, e anche un pisolino per riprendersi!  Usciamo per la cena: c’è davvero l’imbarazzo per la scelta…questi olandesi magnano!! La città è piena di ristoranti etnici, fast food e anche ristoranti tipici: ci fermiamo a China Town, e mentre Gabri ha l’acquolina davanti ad una steak house, ci infiliamo in un ristorante indonesiano consigliato dalla guida, Sukasari. Di solito mi piace sperimentare l’etnico ed esco sempre soddisfatta…da qui insomma! Il posto è davvero carino, molto orientaleggiante e colorato, ma a parte un buonissimo antipasto, ho preso un piatto a base di riso, pollo…e cocco! Me la son cercata…un po’ nauseante,troppo! Il povero babbo poi, abituato alle verdurine dell’orto, s’è ritrovato davanti un piatto di roba imprecisata che secondo il menù era effettivamente verdura…ma non ne sarei così sicura! Va meglio alla mamma e a Gabri che si mangiano un bello spiedone (senza cocco!).

Usciamo, e decidiamo di andare a dare un'occhiata al quartiere a luci rosse...Camminiamo, guardandoci intorno un po' perplessi, e ci scappa anche un po' tanto da ridere! Nelle vetrine dei sexy shop c’erano gli articoli più assurdi possibile, roba che a guardarla dici “ma che è?? ma chi usa quella roba??”, tipo perizomi da uomo in cuoio nero pieni di borchie, vibratori fosforescenti…roba da matti, più ridicolo che scandalizzante! Nel quartiere vediamo sia gruppi di ragazzi brilli “a caccia” ma soprattutto turisti curiosi come noi. Il babbo osserva perplesso, e Gabri imbarazzatissimo, le vetrine sovrastate dal neon rosso in cui esercitano le signorine-barbie del quartiere (io non felicissima, devo dire :/ ): in quella zona la prostituzione è assolutamente legale, e soprattutto chi la esercita affittando vetrina e locali soprastanti lo fa come un qualsiasi lavoro, versando i contributi, ed è tenuta a visite mediche regolari. Non mi metto a discutere su questioni etiche o morali, ma devo dire che sono uscita di lì del tutto priva della sensazione di ipotetico disgusto che si potrebbe provare. è indubbiamente una situazione bizzarra e penosa allo stesso tempo: si parla comunque di persone che vendono il loro corpo per vivere, e in tal caso per scelta visto che sono lontane da qualsiasi situazione di sfruttamento(pare). Non so cosa spinga una ragazza su questa strada, ma mi è sembrato comunque tutto molto contenuto, lontano dai livelli di schifo che raggiungerebbe in Italia, e senz’altro ci sono lati positivi come la sicurezza sanitaria e soprattutto la totale estraneità a sfruttamento e coinvolgimento (almeno apparentemente) di associazioni malavitose come mafia o camorra, di prassi da noi.

La prima giornata, superintensa, è finita, e andiamo a nanna!


    

          


Giorno 2: Mulini e tulipani 

Dopo una bella colazione un po’ insolita (uova strapazzate, salame…) in cui il babbo si riprende dopo la cena indonesiana, prendiamo un paio di treni e autobus che ci portano a Leiden e poi a Keukenhoff: è un bellissimo parco-giardino dove si trova ogni tipo di fiore, soprattutto i tipici tulipani e dove Gabri si è sbizzarrito con la macchina fotografica. 

Il giardino è enorme, e ovunque ci si volti si vedono macchie di colore bellissime: pensare che è il secondo giorno di apertura e quindi ancora un po’ presto, e molti tulipani non erano sbocciati…non so immaginare che spettacolo sia quando è completamente fiorito! Per fortuna non mancano crocus, giacinti, narcisi e tulipani nei vasi. Per ovviare a situazioni del genere,nel parco ci sono anche tre serre bellissime dove i tulipani crescono notevolmente prima, quindi anche noi siamo rimasti incantati davanti ai loro colori di tutte le gradazioni. Tanto per farmi restare ancora più a bocca aperta, la terza serra era completamente dedicata alle orchidee, di tutti i tipi, e io che mi sto improvvisando orchidofila sono uscita di lì davvero in estasi! Abbiamo camminato per ore in mezzo al verde sotto un bellissimo sole che ci ha accompagnato per tutte e tre le nostre giornate olandesi, e abbiamo raggiunto il lago e il mulino a vento che si trova all’interno del parco, per altre foto.

In tarda mattinata il parco comincia a riempirsi e noi ci dileguiamo. Torniamo a Leiden e poi alla stazione centrale di Amsterdam per prendere un altro treno, stavolta per Zaanse Schans. Si tratta di un paesino rimasto come nel XVII secolo, in piena area industriale: da non credere che con cinque minuti di battello si passa dalla riva del fiume Zaan piena di capannoni….al paese delle fate! Ponticelli, laghetti, giardini con il salice piangente e i tulipani. Le case sono tutte in legno dipinte di verde e bianco, e sono vere e proprie abitazioni oppure negozi di prodotti tipici come formaggi, senape, pane, zoccoli di legno. Per fortuna, nonostante sia una meta comune a chi visita Amsterdam e dintorni, non è assolutamente commerciale o troppo turistica, ma molto tranquilla, e gli abitanti giravano in bici per le strade normalmente o facevano giardinaggio. Compriamo qualcosina da riportare a casa, mentre Gabri mi fa fare da assistente al suo set fotografico ai mulini a vento: “filtro….obiettivo….secondo filtro….cavalletto….” peggio di un’operazione chirurgica, ma ne vale la pena, il risultato è bellissimo! Come dicevo….i mulini a vento: niente ricostruzioni stile parco giochi, ma dei veri mulini a vento ancora perfettamente funzionanti,che vengono usati per lavorare i prodotti venduti nei negozi del paese…davvero l’Olanda delle cartoline! Proseguiamo fra le case e i laghetti con le papere, osserviamo angoli veramente curati che sanno di antico e arriviamo nel negozio degli zoccoli, dove il proprietario ci mostra come si costruiscono: legno di pioppo, macchinari appositi e asciugatura al sole; dopodiché si indossano con un paio di calzettoni. Pare siano molto comodi e che tengano molto caldo, isolando dal terreno, e nei secoli scorsi erano la calzatura tipica delle campagne, usata da tutti in ogni stagione…a mio parere non molto pratici…e non troppo chic!   

A sera torniamo ad Amsterdam, molto contenti della nostra giornata, e cominciamo a pensare alla cena: infatti durante il giorno non abbiamo mangiato quasi niente. Quindi, dopo un’oretta di relax in hotel torniamo a camminare per i canali in cerca di un ristorante tipico olandese…basta etnico, per ora! Ci fermiamo all’,Haesje Claes, un posto molto accogliente, rustico e pieno di gente (buonissimo segno) . La cucina olandese è mooolto nutriente e molto elaborata per quello che abbiamo visto: consumano molta carne, molto pesce, zuppe, uova, formaggi…e poi patate, patate, patate…e Heiniken, obviously! Assaggio un buonissimo salmone e delle crocchette di formaggio, Gabri una zuppa di verdure e l’aringa marinata, piatto tipicissimo…moolto meglio della prima sera. Dopo cena, ci aspetta un giro per i canali in versione notturna, e torniamo in piazza Rembrandt e dintorni dove c’è molta vita, visto che è sabato. Ho notato che il livello medio di “tiraggio” delle olandesi per uscire non rasenta minimamente il nostro, si vestono sempre in maniera molto semplice…potrebbe non essere un male, molto easy! Intanto, passiamo davanti a coffeeshop e smartshop, un po’ incuriositi, quasi tentati di entrare per un “té aromatizzato”…cannoni meglio di no! I coffeeshop sono locali dove si vendono e si possono fumare determinate quantità di droghe leggere come la marijuana, (infatti da fuori si riconosce l’aroma) mentre negli smartshop si trovano cose più strane come i funghi allucinogeni (per chi vuol ridere fino a svenire o vedere draghi viola!) : infatti in Olanda le droghe leggere sono legalizzate e si possono consumare a casa propria o in posti appositi come quelli…ma assolutamente non per strada. Sarà che questa norma toglie gran parte del fascino agli stupefacenti perché non c’è più la curiosità per il proibito, ma pare che l’Olanda sia il paese europeo col più basso tasso di tossicodipendenza, anche per quanto riguarda le droghe pesanti. Comunque, il babbo brontola bocciando ogni proposta e non entriamo a dare nemmeno un’occhiata.

Torniamo in hotel stanchissimi…purtroppo a fare la valigia…. :(…domani si parte.

   

   

Giorno 2: FRITTELLE!!!

Purtroppo l’ultimo giorno di vacanza è sempre il più triste, ma ci restano ancora un paio di cose da vedere. Appena svegli, ci prepariamo ad una bella camminata (ancora) verso i canali meridionali. Continuiamo a guardarci intorno in cerca di scatti mentre spulcio la guida sulle tracce della Poezen Boot,, una houseboat che da anni è diventata un rifugio per gatti randagi, una specie di “barca-gattara” che avrei voluto tanto vedere, ma anche se avevo letto qualcosa al riguardo non la trovo sulla guida…che peccato! Proseguiamo per le strade deserte (è domenica) e camminiamo addirittura sulla pista ciclabile senza che nessuno scampanelli infamandoci. Arriviamo a Vondelpark, il parco più grande di Amsterdam, e ne attraversiamo una parte fra la gente che fa jogging; passiamo davanti al Rijskmuseum, il museo dei fiamminghi e di Rembrandt,che però non visitiamo. Ci fermiamo, invece, davanti ad un palazzo moderno con una fila di persone davanti: il Van Gogh Museum. All’interno, in questo periodo, oltre alla mostra permanente, si trova una mostra speciale, “i colori della notte”, che raccoglie le opere di Van Gogh legate al tema dell’oscurità, delle stelle, il buio e alla tecnica utilizzata per rappresentarle. Vi si trovano quadri famosissimi come “I Mangiatori di Patate”, “Campo di grano con volo di corvi” e soprattutto “Notte Stellata”: vedere questo quadro dal vivo è davvero emozionante, ed è stata utilissima l’audioguida che spiegava la tecnica e soprattutto leggeva parti delle lettere al fratello Teo in cui Van Gogh parla della realizzazione delle sue opere. Da queste si intuiscono diverse caratteristiche della sua personalità, e soprattutto che dentro di lui, oltre che un gran tormento personale,c’era anche  tanto stupore davanti alla bellezza della natura, soprattutto delle stelle. Ad esempio, dice: “Dichiaro di non saperne assolutamente nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano sulle carte geografiche città e villaggi. Perché, mi dico, i punti luminosi del firmamento ci dovrebbero essere meno accessibili dei punti neri della carta di Francia? Se prendiamo il treno per andare a Tarascon oppure a Rouen, possiamo prendere la morte per andare in una stella”. Fra i quadri della mostra permanente troviamo “Vaso di Girasoli”, “Ritratto di Madame Roulain”, “La Camera”…tutti quadri con cui ci hanno dato il tormento al liceo, ma come si fa a non rimanere sbalorditi? Il museo non è grandissimo, e lo visitiamo abbastanza velocemente, in tempo per fare una capatina all’Hard Rock café…ma niente maglietta, non mi convincevano. Ma è comunque momento di compere, e quindi torniamo al Bloemenmarkt a comprare “sacchettate” di bulbi, nel vero senso della parola! Sono più o meno l’unica cosa che abbiamo portato a casa, ma in grande stile…saranno stati trecento bulbi più o meno, e adesso sono già in giardino!


  


 Pieni di buste, andiamo in cerca di un posto dove pranzare, e finiamo di nuovo a Prinsengracht dove entriamo in una “frittelleria”, la Pankake Bakery: le pannekoeken sono simili alle pankakes americane, una via di mezzo fra una grossa crépe e una frittatona,e in questo locale sono specializzati, le fanno di tutti i tipi. Gli olandesi le mangiano proprio come noi mangiamo la pizza :le fanno salate, con il salmone, il prosciutto, il formaggio, i funghi, e ne abbiamo mangiata anche una dolce con sopra il gelato! Sono buonissime anche se molto sostanziose; ho provato a riprodurre qualcosa del genere, ho trovato questa ricetta (facilissima)….

Pannekoeken

500 ml di latte
2 uova
240 g di farina
sale o zucchero

mescolate tutto e cuocetele in una padella antiaderente oliata, come delle crépes, mettendo sopra quello che vi piace.  

Purtroppo è ora di andare: con un’ultima passeggiata nel centro super affollato, raggiungiamo l’hotel per recuperare i bagagli, e poi la stazione per prendere il treno per Shipol…si torna a casa. Del viaggio di ritorno non c’è molto da dire: unico particolare, appena scesi dall’aereo, siamo stati accolti dall’omino che caricava le valige sul pulmino con un caloroso bestemmione in toscano che faceva tremare la terra (per inciso, a Shipol non hanno né pulmini per le valigie né per i passeggieri…si scende in un grosso tubo e da lì si entra subito nell’aereoporto…altra storia)…si sente che siamo a Firenze, vai!

 

Che dire…vacanza stupenda (dal racconto non si capisce che sono ancora entusiasta, vero?! :D)…un po’ frenetica, ma ne è valsa decisamente la pena! La città è bellissima e affascinante, i dintorni anche, e tre giorni sono davvero sufficienti per visitarla…se siete incerti su una meta per un viaggio a primavera….andatecii!

Dulcis in fundo, una carrellata con le bellissime foto del mio reporter di fiducia ;)

 

  

 

Spero che qualcuno leggerà e di non avervi tediato troppo….a presto, con un’ altra storia!

sabato 11 aprile 2009

Assignment 5 - What about... Pubmed


Ho sentito parlare per la prima volta di Pubmed i primi giorni di università quando ci presentarono la bibloteca e la possiblità di fare un corso, appunto, su Pubmed. Tuttavia, ero così in agitazione per cercare di capire come destreggiarmi nel nuovo mondo dell'universita che non ci badai e non indagai oltre.
Stasera mi sono molto divertita a "giocarci" e sono rimasta sbalordita per la quantità di materiale disponibile a chiunque, sia ad un medico affermatissimo che vuole aggiornarsi che ad uno studente alle primissime armi che vuole solo curiosare e sentirsi già un po' dottore.
In particolare, mi sono soffermta su due argomenti che mi interessano in prima persona o quasi:


  •  L'emicrania, i suoi fattori scatenanti e le modalità in cui si presenta: purtroppo, sono afflitta di frequente da questa bestiaccia su cui si sa ancora molto poco, come ho potuto appurare anche curiosando su pubmed. link 1  link 2
  •  L'efficacia terapeutica di determinate sostanze contenute negli alimenti, come la cioccolata: ho scoperto che secondo alcuni studi, i flavonoidi contenuti nel cacao sarebbero utili per prevenire il rischio di malattie cardiovascolari; inoltre la cioccolata contiene anche polifenoli (come l'olio d'oliva, il té,i vegetali) che avrebbero un'azione regolativa sui meccanismi di apoptosi delle cellule e che quindi potrebbero avere funzione chemioterapica sulle cellule tumorali.    link 1  link 2


Ho scelto argomenti un po' singolari e molti dati sono frutto di studi recenti, non ancora certi...ma ho trovato tutto questo molto interessante. Soprattutto, non si dica mai più che "la cioccolata fa bene all'umore e non solo" è solo una scusa di chi combatte contro i chili di troppo! ;)   

domenica 29 marzo 2009

Per dirla in musica...


Ieri sera ho passato una bellissima serata. Mi ci voleva proprio cambiare aria, lontano dai libri e dal "quando lo dai l'esame di anatomia?"...qualche ora di spensieratezza, insomma. 
Con tutti gli amici più cari attorno ad un tavolo mangiando una pizza e ridendo di ogni stupidaggine,alternando i discorsi più scemi del mondo ad altri più impegnati e seri...è così che mi piace passare i miei sabato sera. è bello ritrovarsi dopo aver passato ognuno la propria settimana e mettere tutto insieme, raccontare...le mie esperienze diventano le tue, come se fossimo stati sempre insieme.
Non l'avrei mai detto nei momenti di difficoltà, ma è la dimostrazione che l'amicizia se vuole è davvero forte come una roccia, che non basta percorrere strade diverse per spezzarla, perché anche se "ci guidano stelle diverse", ce n'è sempre una che ti indica la via degli affetti.

Posto qui una canzone che credo esprima perfettamente quest'idea...me lo hanno fatto notare le mie amiche che la hanno scritta sul mio biglietto di compleanno:

La strada

Di tutti i poeti e i pazzi 
che abbiamo incontrato per strada 
ho tenuto una faccia o un nome 
una lacrima o qualche risata 
abbiamo bevuto a Galway 
fatto tardi nei bar di Lisbona 
riscoperto le storie d'Italia 
sulle note di qualche canzone. 

Abbiamo girato insieme 
e ascoltato le voci dei matti 
incontrato la gente più strana 
e imbarcato compagni di viaggio 
qualcuno è rimasto 
qualcuno è andato e non s'è più sentito 
un giorno anche tu hai deciso 
un abbraccio e poi sei partito. 

Buon viaggio hermano querido 
e buon cammino ovunque tu vada 
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada. 

Di tutti i paesi e le piazze 
dove abbiamo fermato il furgone 
abbiamo perso un minuto ad ascoltare 
un partigiano o qualche ubriacone 
le strane storie dei vecchi al bar 
e dei bambini col tè del deserto 
sono state lezioni di vita 
che ho imparato e ancora conservo. 

Buon viaggio...

Non sto piangendo sui tempi andati 
o sul passato e le solite storie 
perché è stupido fare casino 
su un ricordo o su qualche canzone 
non voltarti ti prego 
nessun rimpianto per quello che è stato 
che le stelle ti guidino sempre 
e la strada ti porti lontano 


Mi sono accorta che questo è il primo testo che pubblico sul blog..eppure sono una musicomane,quindi ne seguiranno molti!
Questa canzone è dei Modena City Ramblers, un gruppo italiano che fa musica folk ispirata allo stile irlandese e dalle sonorità molto coinvolgenti, spesso tendenti al rock, in una fusione fra strumenti popolari, come violini e flauti, etnici,come bongo, maracas,banjo, mandolino, a cui si uniscono quelli più moderni come batteria, chitarra elettrica e basso. Li ho visti in concerto, ultimamente... un po' "violento" (quante gomitate e spallate ho presooo!) ma davvero bello.
Sono uno dei pochi gruppi che fanno musica su temi sociali come mafia, guerra, sfruttamento, i problemi del terzo mondo, fatti di cronaca e vicende politiche recenti o passate...scelte coraggiose, considerando che il mercato va da tutt'altra parte...non si direbbe che con una sponsorizzazione minima anche a livello televisivo o radiofonico abbiano un pubblico davvero numeroso!
L'unico particolare che a volte lascia un po' perplessi è che molte canzoni possono essere un po' troppo politicamente orientate, e non a tutti possono piacere, a volte anche a chi condivide la loro visione. Non mancano però anche le canzoni più "neutre" e meno impegnative, canzoni che raccontano storie personali,di viaggio, d'amore, di amicizia, come questa qui sopra.

Se volete saperne di più...